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#WelcomingEurope - Per un'Europa che accoglie

Non è un bel momento in Europa. I governi nazionali faticano a dare risposte diverse dalla contrazione dei diritti dei migranti e dello spazio politico per la società civile, gli episodi di intolleranza e razzismo sono in aumento.

Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia, che ci fa sperare in un futuro migliore. Quella delle centinaia di migliaia di cittadini, studenti, volontari, associazioni e famiglie che credono ancora nella giustizia e nella forza del diritto e dei diritti umani. E che senza rinunciare ai valori fondanti il trattato di Lisbona, al principio democratico e alla tutela dei diritti fondamentali, vogliono offrire un aiuto concreto spinti dalla solidarietà, dall’accoglienza e dall’umanità.

Il problema? Per le leggi europee e le interpretazioni più restrittive che se ne danno in questo momento storico non possono farlo. In migliaia sono stati multati o arrestati solo per aver offerto assistenza umanitaria o, peggio, per aver adempiuto al dovere di soccorrere persone che rischiavano la vita.

Aiutare il prossimo dovrebbe essere un diritto; soccorrere è un dovere.

Per questo abbiamo deciso di unirci ad altre importanti organizzazioni e lanciare l’Iniziativa dei cittadini europei (ICE#WelcomingEurope, uno strumento di democrazia partecipativa a disposizione della società civile per chiedere alla Commissione europea di proporre o modificare un atto legislativo su questioni per le quali l’UE ha la competenza di legiferare. Le richieste (riportate nel dettaglio sul sito della campagna):

– Fermare la criminalizzazione della solidarietà negli Stati membri
– Creare canali d’ingresso sicuri e legali
– Garantire tutela legale e accesso alla giustizia ai migranti vittime di abusi e sfruttamento

 

Alla campagna, che vedeva ActionAid tra i promotori, hanno partecipato oltre 140 organizzazioni e soggetti della società civile; decine e decine sono state le iniziative organizzate in tutta Italia per confrontarsi sui temi della proposta e raccogliere adesioni. In 10 mesi, online e offline, sono state raccolte in Italia oltre 65.000 firme: ben diecimila in più di quelle previste come quota minima per il nostro Paese. Un risultato davvero importante, presentato ufficialmente in occasione dell’evento di chiusura presso l’Aula dei Gruppi della Camera dei Deputati.

La rete che si è formata, composta da realtà anche molto diverse tra loro, ma tutte unite per l’inclusione, la solidarietà, la dignità e la tutela dei diritti, è un patrimonio da conservare.

La stessa compagine aveva promosso recentemente a livello nazionale la campagna Ero straniero. L’umanità che fa bene, raccogliendo, da maggio a ottobre 2017, oltre 90.000 firme su una proposta di legge di iniziativa popolare per superare la legge Bossi-Fini (depositata alla Camera dei deputati il 27 ottobre 2017, e ferma da oltre 16 mesi in Commissione affari costituzionali in attesa di essere discussa).

Nonostante il successo italiano, purtroppo a livello europeo non è stato raggiunto il milione di firme necessario per poter depositare l’ICE presso la Commissione europea. Alcune delle proposte, però, grazie a un’intensa attività di pressione dei promotori sulle istituzioni europee, sono già state prese in esame e hanno trovato una prima attuazione.

In particolare, l’ICE chiedeva di rafforzare i programmi di sponsorship, strumento alla base dei corridoi umanitari – attuati con successo da alcune organizzazioni religiose in Italia e in Europa – e di modificare il sistema di accesso ai fondi europei allargando la tipologia di soggetti (enti locali, società civile) che possano promuovere programmi di ammissione umanitaria. Il 24 ottobre scorso, il Parlamento europeo ha adottato il bilancio per l’UE per il 2019 all’interno del quale una parte del fondo FAMI (Fondo asilo migrazione integrazione) è stata destinata proprio alle autorità locali che potranno accedervi direttamente per programmi su asilo e immigrazione, tra cui la “community sponsorship“. Il Parlamento europeo ha inoltre approvato l’11 dicembre una risoluzione concernente i visti umanitari chiedendo che la Commissione europea presenti, entro il 31 marzo 2019, una proposta legislativa che istituisca un visto umanitario europeo rilasciato presso ambasciate e consolati all’estero degli Stati membri, alle persone in cerca di protezione in modo che possano raggiungere l’Europa senza rischiare la vita.

Anche in merito alla proposta di modificare la direttiva “facilitazioni” e impedire che si possa essere incriminati per aver prestato aiuto umanitario a persone senza documenti, sono stati fatti dei progressi grazie all’attività dei promotori: il 5 luglio, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione relativa alla creazione di linee guida per gli Stati membri con lo scopo di prevenire la criminalizzazione dell’aiuto umanitario e nel settembre scorso Parlamento europeo e Commissione europea hanno raggiunto un accordo sull’istituzione di un Osservatorio europeo sulla criminalizzazione. Ormai da mesi, alcuni governi hanno adottato misure sempre più restrittive in questo senso, criminalizzando non solo i migranti, ma associazioni, persone singole e istituzioni impegnate nel prestare soccorso e qualsiasi tipo di aiuto umanitario.

Obiettivo dei promotori è ora proseguire nella campagna #WelcomingEurope offrendo al nuovo Parlamento europeo le analisi e le proposte su cui sono state raccolte le firme e rafforzando la rete di realtà coinvolte a livello europeo per un’azione coordinata e quindi più efficace per cambiare le politiche su questi temi cruciali. In Italia, un documento con le proposte e gli obiettivi di #WelcomingEurope sarà consegnato ai candidati alle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo.

A livello nazionale, allo stesso tempo, continueremo a chiedere la calendarizzazione della proposta di legge di iniziativa popolare della campagna “Ero straniero”, che intende affrontare il fenomeno migratorio in tutta la sua complessità, innanzitutto introducendo la possibilità di regolarizzazione per i cittadini stranieri già radicati nel nostro paese e prevedendo canali diversificati di ingresso per lavoro, rivedendo gli attuali totalmente inefficaci. Nel rilanciare i contenuti della campagna, i promotori rivolgono ai parlamentari italiani un appello, affinché sia al più presto messa in calendario la discussione della proposta di legge.

 

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COS'È L'ICE?

L’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) è un importante strumento di democrazia partecipativa a disposizione della società civile per chiedere alla Commissione europea di proporre o modificare un atto legislativo su questioni per le quali l’UE ha la competenza di legiferare. Per essere vincolante, un’ICE deve essere sostenuta da almeno un milione di cittadini europei, di almeno 7 Stati membri dell’UE. Per ciascuno dei 7 paesi è inoltre richiesto un numero minimo di firme. (Per l’Italia è pari a 54.750).

Leggi il testo integrale della proposta ICE “We are a welcoming Europe” registrata presso la Commissione Europea a dicembre 2017 e approvata il 14 febbraio 2018.

Le tappe dell’iniziativa

L’iter per la presentazione:

  • Comitato: il primo passo per l’avvio di un’ICE è la costituzione di un comitato organizzativo, denominato «comitato dei cittadini», composto da almeno 7 persone residenti in almeno 7 Stati membri diversi.
  • Registrazione: prima di poter iniziare a raccogliere le dichiarazioni di sostegno dei cittadini, il comitato deve richiedere alla Commissione la registrazione dell’iniziativa. A tale scopo occorre presentare un documento indicante il titolo, la materia e una breve descrizione dell’iniziativa, con definizione della base giuridica proposta per il provvedimento normativo.
  • Raccolta delle dichiarazioni di sostegno: una volta registrata l’iniziativa, gli organizzatori possono dare inizio alla raccolta delle dichiarazioni di sostegno, che deve concludersi entro 12 mesi. Le firme di sostegno possono essere raccolte in formato cartaceo o elettronico. Un regolamento della Commissione stabilisce norme dettagliate in merito alle specifiche tecniche dei sistemi di raccolta on-line (regolamento (UE) n. 1179/2011). In Italia, oltre ai dati personali, è necessario indicare anche il numero di documento di riconoscimento (carta di identità o passaporto).

 

Perché sia valida in un dato Stato membri, il numero dei firmatari in quello Stato non deve essere inferiore al numero dei deputati al Parlamento europeo eletti in tale paese moltiplicato per 750 (per l’Italia 54.750). Una volta completata la raccolta, entro 3 mesi, l’autorità nazionale competente – in Italia, il Ministero dell’interno – verifica la validità delle sottoscrizioni.

Successivamente, entro 3 mesi dalla presentazione alla Commissione:

  • La Commissione incontra gli organizzatori per consentire loro di esporre in dettaglio le tematiche sollevate dall’iniziativa
  • Gli organizzatori presentano l’ICE in un’audizione pubblica presso il Parlamento europeo
  • La Commissione adotta una risposta formale in cui illustra le eventuali azioni che intende proporre a seguito dell’ICE e le sue motivazioni per agire o meno in tale senso.

Tempi dell’iniziativa:

La proposta ICE “We are a welcoming Europe. Let us help” è stata registrata presso la Commissione europea a dicembre 2017 ed è stata approvata il 14 febbraio 2018. La scadenza le sottoscrizioni utili è febbraio 2019.

Chi può firmare (e come)?

Possono sostenere un’ICE tutti i cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea che hanno raggiunto la maggiore età (18 anni, ad eccezione dell’Austria, dove si può votare al compimento dei 16), in possesso di un valido documento d’identità (per l’Italia, Carta d’identità o Passaporto; non è considerata valida la patente di guida).

Tutti i dettagli sui requisiti necessari per la firma si trovano sul sito ufficiale della Commissione Europea.

PERCHÉ È IMPORTANTE?

La solidarietà non è un reato!
Sai che puoi essere multato o incarcerato solo per aver offerto aiuto a persone che hanno bisogno? Distribuire cibo, offrire un passaggio, acquistare un biglietto del treno o salvare una famiglia da un annegamento è sufficiente per farti multare o incarcerare in metà degli Stati membri dell’UE. Le persone sono etichettate come “trafficanti” solo per aver offerto aiuto. Questo succede perché la legislazione europea non chiarisce la differenza tra tratta, traffico di esseri umani e aiuto umanitario. Fino a oggi, la Commissione non ha voluto rivedere la legge. Con l’ICE possiamo farglielo fare noi.
Vogliamo offrire dei corridoi sicuri e legali a chi fugge dalle persecuzioni
È disumano che chi fugge dalle persecuzioni debba rischiare la vita per raggiungere le nostre spiagge. Con i programmi di sponsorship, i cittadini europei possono aiutare chi ha bisogno ad arrivare in Europa in maniera sicura, e rendere più semplice e rapida l’integrazione all’interno delle comunità. Si tratta di uno strumento che si è già dimostrato efficace in diversi Paesi europei, ma l’UE al momento non ha previsto un budget dedicato al loro sviluppo.
Vogliamo proteggere le vittime di abusi e sfruttamento
Molti migranti sono vittime di sfruttamento lavorativo, abusi o violazioni dei diritti umani, in particolare alle frontiere, ma trovano grandi difficoltà nell’accesso alla giustizia. Per loro è difficile difendere i propri diritti: in molti casi non denunciano perché corrono il rischio di essere arrestati, detenuti e rimpatriati a causa della condizione irregolare, perché incontrano difficoltà nel fornire delle prove e non hanno accesso effettivo all’assistenza legale. Eppure tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, devono essere tutelate: vogliamo un sistema che permetta di farlo.

 

COSA CHIEDIAMO ALLA COMMISSIONE EUROPEA?

Decriminalizzare la solidarietà
In ben 12 paesi dell’Unione Europea distribuire alimenti e bevande, dare un passaggio, comprare un biglietto o ospitare un migrante sono comportamenti per cui è possibile ricevere una multa o addirittura essere arrestati dalle autorità. Punire questi comportamenti significa punire l’aiuto umanitario, scoraggiare il soccorso e riconoscere il reato di solidarietà. Nessuno dovrebbe essere perseguito o multato per aver offerto aiuto, assistenza o un rifugio a scopo umanitario. Vogliamo che la Commissione fermi i governi che stanno criminalizzando volontari e attivisti, modificando in questo senso l’attuale direttiva dell’UE sul favoreggiamento (2002/90 /CE).
Creare passaggi sicuri
Dal 1990 a oggi sono morti più di 34 mila migranti nel tentativo di raggiungere via mare l’Europa. L’apertura di vie d’accesso legali e sicure verso paesi disposti ad accogliere rappresenta spesso la sola opportunità di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

Lo sponsorship è un percorso sicuro e legale destinato a richiedenti asilo e rifugiati. I beneficiari, ai quali viene rilasciato un visto d’ingresso nazionale, sono sostenuti da sponsor privati (comunità, società civile, organizzazioni di volontariato) che si fanno carico dell’accoglienza e seguono il processo di inclusione nei territori. Questi programmi si aggiungono a quelli statali di reinsediamento, e cioè il trasferimento di rifugiati, già riconosciuti dall’UNHCR, verso un paese terzo che mette a disposizione un certo numero di posti.

In Canada l’istituto della sponsorship privata ha una tradizione lunga più di 40 anni, che ha permesso alla società civile canadese di accogliere circa 300mila rifugiati. In Europa questo strumento ha iniziato a diffondersi solo recentemente.

In Italia, a partire dal 2016, alcune organizzazioni religiose (Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, Chiese valdesi e metodiste, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes e Conferenza Episcopale Italiana) hanno firmato degli accordi specifici con il governo italiano aprendo dei Corridoi Umanitari dal Libano e dall’Etiopia, interamente finanziati con fondi privati, permettendo a più di 2mila richiedenti asilo di raggiungere in sicurezza l’Italia e qui essere accolti e integrati all’interno delle comunità sul territorio.

I risultati positivi di questi programmi pilota hanno incoraggiato l’adozione di questo modello anche in Francia e in Belgio, dove organizzazioni cristiane hanno aperto corridoi umanitari sul modello di quelli italiani.

Chiediamo alla Commissione Europea di modificare il Regolamento Ue 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio e attivare un nuovo programma di finanziamento nell’ambito del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) per sostenere i programmi di sponsorship privata della società civile affinché sempre più cittadini e associazioni possano essere #liberidiaccogliere.

Proteggere le vittime di abusi

Molti migranti sono vittime di sfruttamento lavorativo, abusi o violazioni dei diritti umani, in particolare alle frontiere, ma trovano grandi difficoltà nell’accesso alla giustizia. Eppure tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione, devono essere tutelate.

Chiediamo protezione per tutte le persone, indipendentemente dal loro status e garanzie di accesso alla giustizia. Vogliamo introdurre in tutti gli Stati membri meccanismi che permettano alle vittime di presentare ricorsi e sporgere denunce in modo sicuro, dando piena attuazione a quanto previsto nella normativa UE (le direttive 2009/52/CE; 2012/29/UE; 2011/36/UE; 2004/81/CE del Consiglio/CE) e dalle legislazioni nazionali. Chiediamo tutele nel caso di violazioni dei diritti fondamentali alle frontiere compiute da parte della Agenzia Europea della Guardia di Frontiera e Costiera, dei corpi militari impiegati nel controllo alle frontiere da parte dei singoli Stati membri, e soprattutto delle forze dei paesi terzi sostenuti dall’UE o dai singoli Stati membri. Qualora non sia garantito un meccanismo adeguato di tutela, la Commissione Europea o il singolo Stato membro devono sospendere il supporto finanziario e tecnico fornito.

Chiediamo alla Commissione di mettere mano a una nuova legislazione per portare a compimento l’introduzione di canali di accesso per lavoro a livello europeo, colmare le lacune nel quadro giuridico dell’UE sulla migrazione legale e regolamentare i settori che riguardano i lavoratori non altamente qualificati.

 

#WELCOMINGEUROPE – CHI SIAMO:

HANNO PROMOSSO L’ICE:

Promotori

CON L’ADESIONE DI:

Adesioni

E DI:

ADL a Zavidovici, Magistratura democratica, Un ponte per…, Carta di Milano, Rainbow for Africa, Ero straniero Venezia, CINI (Coordinamento Italiano NGO Internazionali), ISCOS (Istituto Sindacale per la Cooperazione allo Sviluppo), CSA Ex-Canapificio – Caserta, Cittadinanzattiva, Forum nazionale Per cambiare l’ordine delle cose, No muri, no recinti, Refugee Welcome, Progetto Diritti Onlus, Asinitas, Verdi Bolzano, Potere Al Popolo, Rifondazione Comunista, Giovani Democratici di Nola, Coordinamento Non solo asilo, Associazione per i diritti umani, Soomaaliya Onlus, Associazione Progetto Arcobaleno Onlus, Associazione Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale (CIAC) di Parma e provincia, Chiesa Evangelica Valdese Taranto, Arci Taranto, Associazione Babele Taranto, Welcome Taranto, Associazione Ohana Taranto, Associazione ADDUMA, Consulta delle Chiese Evangeliche del Territorio Romano, AIAB Umbria – Associazione italiana agricoltura biologica, GUS – gruppo umana solidarietà, Società italiana di medicina delle migrazioni, GIM – Giovani impegno missionario, Commissione GPIC Europa – Giustizia Pace Integrità del creato, Fondazione Alex Langer Stiftung Onlus, Giovani e studenti Emilia-Romagna, Auser, Naga, Possibile, Cicogne Teatro e Musica, Associazione Salsabil ASCA, Laboratorio Muri, Opera Nazionale per le Città dei Ragazzi, Fondazione Benvenuti in Italia, Deposito dei Segni, Associazione Astra, FICT – Federazione Italiana Comunità Terapeutiche, Festival dei Diritti Umani, Centro Mediterraneo di Studi e Formazione “G. La Pira”.