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#SulleSpalleDelleDonne

UNA PETIZIONE PER CHIEDERE CHE IL PESO DEL LAVORO DI CURA NON RICADA SEMPRE SULLE SPALLE DELLE DONNE.


In Italia la cura della casa e della famiglia è ancora considerata ‘una cosa da donne’.

La scarsità di asili nido, il modo in cui sono concepiti i congedi parentali e, in generale, le politiche in vigore relative alla cura della prima infanzia, fanno sì che le donne dedichino mediamente il 19,2% della loro giornata al lavoro familiare mentre gli uomini solo il 6,7%.

Per questo in vista del dibattito parlamentare per l’approvazione della Legge di Bilancio 2017, attraverso la campagna #SulleSpalleDelleDonne, abbiamo chiesto a Governo e Parlamento* di raggiungere l’obiettivo europeo di copertura degli asili nido per il 33% dei bambini tra 0 e 2 anni; di riformare il congedo parentale; di rivedere gli investimenti per la cura all’infanzia e promuovere l’uguaglianza di genere nella nuova misura di contrasto alla povertà.

Le misure previste nella Legge di Bilancio (l’istituzione del Fondo di sostegno alla natalità, il Premio alla nascita, il buono asili nido e la conferma del bonus bebè e dei voucher baby-sitting o per servizi per l’infanzia) privilegiano trasferimenti monetari e forme di sostegno economico alle famiglie rispetto agli investimenti in asili nido.

Questi ultimi sono però gli unici che potrebbero migliorare davvero l’accessibilità al servizio. Il Buono asili nido è un aiuto economico che, non coprendo interamente le spese del servizio, difficilmente potrà risolvere il problema del mancato accesso da parte di famiglie che non possono sostenerne il costo. Inoltre, i soli trasferimenti monetari in questo settore possono rafforzarne la privatizzazione, generando forti differenziazioni in termini di qualità e quantità, mentre l’investimento pubblico dovrebbe mirare ad una più equa distribuzione dei servizi in tutto il territorio nazionale.

In generale, le misure relative al settore della cura alla prima infanzia sono state disegnate per lo più per le madri, rafforzando dunque l’idea di un ruolo prettamente femminile nella cura: se da un lato è doveroso riconoscere che la cura grava soprattutto sulle donne, tali interventi difficilmente avranno un effetto redistributivo della cura tra donne e uomini. Anche la riforma del congedo di paternità obbligatorio (che viene confermato di due giorni per il 2017 ed esteso a quattro per il 2018) di fatto si riduce a pochi giorni e per i primi cinque mesi di vita del figlio, mentre non sono previste misure volte a favorire un maggiore ruolo dei padri nella cura di lungo periodo.

*Da rilevare come la decisione del governo di porre la fiducia sulla Legge di Bilancio abbia ristretto le possibilità di influenza politica da parte di ActionAid nella discussione che sarebbe dovuta avvenire in Parlamento su possibili proposte di emendamenti.