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Se dirlo non basta, dobbiamo urlarlo: G7, #ApriLeOrecchie!


Ci sono questioni che non si possono più rimandare: i quasi 800 milioni di persone nel mondo che soffrono ancora la fame, i 400 milioni che non hanno accesso alle cure mediche di base, gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici, la discriminazione e la violenza subita dalle donne, le migrazioni e i 65 milioni in fuga da guerre, violenza, fame e povertà.

Per questi problemi globali, serve una risposta globale; proprio quella che i Paesi riuniti a Taormina per il Vertice G7 2017 avrebbero potuto dare.

È per questo che, insieme alle altre organizzazioni della Coalizione Italiana contro la Povertà (GCAP Italia), abbiamo lanciato la campagna “G7 #ApriLeOrecchie”. Una campagna al contempo di pressione politica e di sensibilizzazione, che affiancava agli incontri istituzionali e all’appello da firmare, una mobilitazione online che puntava a coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini.

Obiettivo, portare avanti delle richieste specifiche su temi di importanza vitale, e “far aprire le orecchie” ai leader del G7, richiamando le istituzioni alla loro responsabilità pubblica e globale.

L’appello ha raccolto oltre 10.500 firme, abbiamo raggiunto online oltre 2 milioni di persone, coinvolgendone molte attivamente (qui una gallery di una selezione fotografie postate sui social), siamo riusciti ad organizzare uno stunt proprio a Taormina alla vigilia del Vertice e, in generale, abbiamo avuto una buona risposta.

Se però ci dicessimo soddisfatti degli esiti politici del Summit, sarebbe una bugia.

Quella di Taormina è un’enorme occasione perduta. Un Summit da “5 in pagella” dominato dalla transizione politica e, in particolare, dalle priorità degli USA.

I Leader dei 7 Paesi più industrializzati non sono stati in grado di ascoltare la voce che viene dal resto del mondo, e di dare risposte a responsabilità globali come fame, povertà, cambiamento climatico e migrazioni.

La sfida per la lotta alla fame nel mondo è stata di fatto ignorata dall’agenda dei Grandi della Terra. In particolare, nel Comunicato finale non compaiono nuovi impegni per affrontare le crisi in Sud Sudan, Somalia, Nigeria e Yemen, dove 30 milioni di persone sono a rischio fame e carestie se non verranno stanziati nell’immediato 6 miliardi di dollari come richiesto dalle Nazioni Unite.

Se, nel migliore dei casi, l’incontro tra i Leader di Taormina è servito a superare le iniziali diffidenze, ci appelliamo al Governo italiano, che terrà la presidenza del G7 fino alla fine dell’anno, affinché spinga nei prossimi mesi per far sì che durante gli incontri dedicati a sviluppo agricolo, sovranità alimentare e nutrizione possano essere concordate quelle iniziative concrete che a Taormina sono mancate. A questo riguardo, accogliamo con interesse l’adozione di una “road map” per l’empowerment delle donne.

Anche se il G7 non ci ha dato le risposte che ci aspettavamo, noi continuiamo il nostro lavoro.

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